Libro contro l’empatia

L’empatia ha un aspetto positivo nella fruizione dell’arte e, talvolta, nei rapporti intimi. Il problema si pone, invece, quando l’empatia viene usata per capire e prendere decisioni ai casi più complessi, che sono poi i casi politici, sociali ed economici.

L’empatia è faziosa, di parte. Ci spinge verso il campanilismo e il razzismo. È miope, motivando azioni che potrebbero rendere le cose migliori nel breve periodo ma portare a risultati pratici negativi in futuro. È incapace di fare i calcoli, favorendo l’uno rispetto i molti. Può generare violenza perché l’empatia per quelli vicini a noi è una forza potente che può motivare guerre e atrocità verso gli altri.

Non si mette qui in discussione la gentilezza, il rispetto, la bontà, il rigore morale e l’amore che dovrebbero accompagnare ciascuno di noi; quello che viene contestato è l’attitudine a percepire i sentimenti altrui proprio come se fossero nostri. Provare davvero i sentimenti degli altri potrebbe essere rischioso. Dovremmo sforzarci di usare le nostre teste piuttosto che i nostri cuori.

Abbiamo bisogno di compassione: un sentimento più freddo e razionale, un modo più distaccato di amare, essere gentili e preoccuparci per gli altri.

Saper percepire le emozioni e i sentimenti altrui è un elemento essenziale delle relazioni umane, ma occorre farlo senza mettere in gioco il proprio equilibrio psichico.