Libri sulla virtù dell’egoismo

„Non si tratta di scegliere tra il sacrificio di sé e il dominio sugli altri, ma tra indipendenza e dipendenza […] L’egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia […] L’uomo può essere più o meno dotato, ma ciò che resta fondamentale è il grado di indipendenza al quale è giunto, la sua iniziativa personale […] L’indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l’uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé e non ciò che fa o non fa per gli altri […] Il primo diritto dell’uomo è quello di essere se stesso e il primo dovere dell’uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L’obbligo morale più importante dell’uomo è compiere ciò che desidera a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri.“

“Gli esseri umani sono macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note col il nome di geni.
L’argomento base di questo libro è che noi, e tutti gli altri animali, siamo macchine create dai nostri geni. Come i gangster di Chicago che hanno avuto successo, i nostri geni sono sopravvissuti, in alcuni casi per milioni di anni, in un mondo altamente competitivo. Questo ci autorizza ad aspettarci che i nostri geni possiedano certe qualità. Io sosterrò che una qualità predominante da aspettarsi in un gene che abbia successo è un egoismo spietato. Questo egoismo del gene provocherà, in genere, egoismo nel comportamento dell’individuo. Come vedremo, tuttavia, esistono circostanze speciali in cui un gene può raggiungere le proprie mete egoistiche favorendo una forma limitata di altruismo a livello dei singoli animali. «Speciale» e «limitato» sono però parole importanti in questa frase. Per quanto ci dispiaccia pensarla così, l’amore universale e il benessere della specie nel suo insieme sono concetti che non hanno alcun senso dal punto di vista dell’evoluzione.”

Siete felici? Lasciate perdere le risposte di circostanza e sforzatevi di essere sinceri, innanzitutto con voi stessi. Siete soddisfatti della vostra vita oppure sognavate un altro mestiere, un rapporto sentimentale diverso, dei legami familiari più sereni e profondi? Se vi sentite schiacciati dalle convenzioni, bloccati dalla paura, se la frustrazione vi segue come un’ombra, se pensate di aver smarrito la bussola, sappiate che cambiare si può. Cambiare è difficile, ma non impossibile. Occorre vedere le difficoltà da un nuovo punto di vista in cui la parola “ostacolo” diviene sinonimo di “opportunità”. Ci diamo tanta pena per allungare la vita, mentre bisognerebbe piuttosto allargarla, ci dice l’autrice di questo libro. E la felice scoperta che esiste un modo diverso di prendere le cose accorcia la distanza fra essere e voler essere, colma i vuoti, apre alla consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità. È un po’ come arrivare in cima a un condominio. L’orizzonte si amplia via via, la vista dall’alto è magnifica ma non ci sono ascensori, tutti possono raggiungere l’attico solo salendo i gradini: chiedersi chi siamo, quali doni ci offre l’esperienza, valorizzare i pensieri che ci spingono verso l’alto e allontanare quelli che fanno da zavorra, vivere nel qui e ora senza farsi condizionare dalle trappole del passato e dalle ansie per il futuro. Passando da un piano all’altro, la realtà potrà assumere il colore che più preferiamo darle e noi riusciremo finalmente a riappropriarci della nostra vita. Osare si può, si deve. La posta in gioco è alta.