Mal di vivere


Il progresso umano ha liberato il pensiero, ma allo stesso tempo ha incrementato l’angoscia di questo pensiero che si ritrova solo con se stesso, solo e libero. Da qui il malessere, mal di vivere che un tempo solo le menti eccezionali conoscevano, e che oggi coinvolge intere folle. Il progresso del pensiero è inseparabile dal progresso del mal di vivere; per tale motivo si insinua ora la tentazione di tornare indietro, di una regressione del pensiero verso l’animalità (creare continuamente bisogni artificiali per assorbire la mente nel perseguimento della loro soddisfazione), verso l’oscurantismo (fissare la mente su credenze semplicistiche e rassicuranti). Ecco più o meno a che punto siamo. Una sorta di bivio, di incrocio dei cammini fra l’idiozia e la depressione, fra un avvenire di imbecilli felici o di intellettuali depressi.