Metafora Empatia

“Immaginiamo di trovarci in un bosco verde rigoglioso, riscaldato da un sole tiepido e luminoso, nel bosco scorre un ruscello di acqua limpida, nel ruscello vediamo un sasso e più in là una spugna. Il sasso è bagnato totalmente dall’acqua del ruscello, ma mantiene integra la sua struttura, la spugna, bagnata dall’acqua del ruscello si impregna e via via si deteriora”

Vincent Covello

L’operatore empatico può essere paragonato al “sasso”, non per la sua durezza, ma per la possibilità di rimanere integro, consapevole e ben saldo nel proprio “mondo”, che conosce bene e accetta, pur facendosi totalmente bagnare dal mondo dell’altro, delle persone con le quali interagisce, con le quali comunica. L’operatore “spugna” confonde le sue mappe concettuali, i suoi vissuti, le sue emozioni con quelli degli altri e in tal modo, non solo non è più in grado di rimanere ben saldo nel suo ruolo professionale, ma rischia di deteriorarsi e di doversi ad un certo punto strizzare proprio come una spugna.